lunedì 18 gennaio 2010

Il paese si fermerebbe...a riflettere





Penso sia l'unico modo per riflettere sulla nostra realtà multietnica, sul nostro anacronistico e becero razzismo, tocchiamo l'economia, tocchiamo i soldi e vedremo i leghisti dell'ultim'ora rimangiarsi le proprie dichiarazioni.
Non c'è un solo settore della nostra economia che non utilizzi forza lavoro composta da immigrati: chiunque di noi abbia fatto ultimamente dei lavoi in casa avrà avuto artigani rumeni; se acquisti arredamento te lo vendono venditori stranieri e le ditte di consegna sono portate avanti da stranieri; il latte che beviamo la mattina proviene da allevamenti in cui lavorano allevatori stranieri, spesso indiani; i formaggi ovini e vaccini sono fatti sia nell'Emilia che in Sardegna da manodopera in parte straniera; negli ospedali vengono impiegati correntemente infermieri stranieri; le pulizie sono fatte da stranieri; gli ortaggi che si mangiano, li coltivano, li raccolgono, li scaricano al supermarket e li ripongono gli stranieri; gli stranieri aiutano i nostri anziani; gli stranieri lavorano nelle nostre industrie nei ruoli più disparati: dalla manovalanza spicciola fino alla realizzazione dei software; gli stranieri guidano i nostri autobus; gli stranieri ci vendono le merci nei negozi delle nostre belle città d'arte parlando correntemente più lingue; gli stranieri ci riparano l'auto; gli stranieri giocano il nostro calcio; gli stranieri naturalizzati capita vincano per L'Italia le medaglie alle olimpiadi.......ecc ecc ecc.
Dopo questo elenco non esaustivo le parole di Maroni, Bossi o del nostro premier stanno alla verità come la storia della cicogna sta alla riproduzione, il modello geocentrico al sistema copernicano, la genesi biblica all'evoluzionismo, emerite stupidaggini.
Ma per meglio chiarire, a chi fosse duro o non volesse capire, uno sciopero che faccia perdere soldi è l'unica strada percorribile. Non penso basti un solo giorno, per vedere riconosciuta l'importanza della invisibile(?)  componente straniera della popolazione è  necessaria una settimana di sciopero, di pacifica rivendicazione dei propri diritti. Si devono perdere cifre ingenti, si devono creare disservizi, si devono perdere i giorni di lavoro di noi ariani italiai per badare ai nostri anziani, devono mancare gli ortaggi e il latte, si devono pagare le penali sulle consegne delle case, solo allora forse capiremo.
C'è poi la questione dell'INPS: gli stranieri che lavorano regolarmente qui, e sono tanti, versano i loro benedetti (per noi) contributi, ma sono soldi che ci stanno regalando perché è molto difficile che ne abbiano poi  una pensione a 65 anni compiuti, come recita la Bossi - Fini, quindi stanno anche pagando le nostre pensioni e la nostra cassa integrazione.
Se i Rumeni, che sono una delle comunità più numerose, si attivassero e chiedessero alla comnunità europea , di cui fanno parte, una legge europea che scavalcasse le norme delle pensioni della Bossi-Fini per l'automatico e doveroso trasferimento dei propri contributi pensionistici al proprio paese, vedreste che i bilanci dell'ente non sarebbero così floridi, e capiremo ancora meglio.
La verità e che a noi gli stranieri servono, sono vitali e hanno ragione a reclamare a gran voce diritti, cittadinanza, legittimità e i nostri timori devono piegarsi alla necessità che abbiamo del loro aiuto.

2 commenti:

Rinaldo ha detto...

La mia fidanzata (da 6 mesi) è nata in Moldavia e qui in Italia lavora regolarmente come colf.
Senza offesa per le italiane, lei è una Donna... coraggiosa, piena d'energia, allegra, pratica, concreta, ancora non inquinata dalla cultura consumistica, dall'idea del lusso, dal desiderio del tutto-e-subito, priva di velleità impossibili, vezzi e capricci, finta educazione, falsa morale... etc...
Se lo stato funzionase come dovrebbe ci sarebbe benessere per tutti, nel rispetto del libero mercato, e galera per i delinquenti

Antenor ha detto...

Sono daccordo: il confronto con la mentalita de in persona che proviene da un altro paese, può spesso insegnarci qualcosa, fosse solo un punto di vista diverso dal nostro.